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siesiati [ i gemelli del maschietto tra l'incudine e il martello ]
 


C’è un tempo per le cose serie e un tempo per ridere. Il primo tempo è finito, giochiamoci il secondo.


30 agosto 2011


RIECCOCI

l'autore è momentaneamente risorto per comunicare agli affezionati che si è trasferito in un nuovo blog all'indirizzo exterrestre.blogspot.com.

PERCHE'?????

siesiati è nato con l'idea di occuparsi di un tema specifico, mentre il nuovo blog non ha alcuna pretesa.

tra l'altro dopo sette anni di silenzio penso che la storia di siesiati sia davvero conclusa. mi piace comunque saperlo qui e tornarci qualche volta per vedere se un nuovo lettore è passato a farsi due risate e lasciare un commento.

ciao a tutti, grazie e arrivederci. 




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2 dicembre 2004



ci scusiamo ma l'autore del blog è momentaneamente morto. a risentirci.




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25 settembre 2004



IL PEZZO IN PIU’

LINO: Ciao Rino come va?
RINO: Bene grazie…anche se al dire il vero ho commesso un guaio?
LINO: Cosa hai combinato stavolta?
RINO: Niente, non funzionava più il ferro da stiro così l'ho smontato, ora va ma…
LINO: Ma…
RINO: Ma c’è un pezzo che mi avanza e non ho capito dove dovessi metterlo.
LINO: Hahahaha!
RINO: Ti fa tanto ridere!
LINO: Non dirmi che non lo sapevi!
RINO: Cosa dovevo sapere?
LINO: Che in ogni elettrodomestico c’è un pezzo in più.
RINO: Un pezzo in più?! Non dire scemenze.
LINO: Davvero, lo mettono apposta.
RINO: E a cosa serve?
LINO: A niente.
RINO: E che senso ha?
LINO: Ci sono almeno due ragioni. La prima è che se qualcuno decide, come hai fatto tu, di ripararsi da se i guasti, nel rimontare l’elettrodomestico si trova un pezzo che gli avanza.
RINO: E allora?
LINO: E allora c’è chi se ne frega e si accontenta che l’elettrodomestico funzioni lo stesso, c’è però anche chi prende paura e chiama il tecnico. Il tecnico arriva, smonta l’elettrodomestico e ricaccia dentro il pezzo in più e si fa pagare chiamata e lavoro. Se poi chiedi a cosa serviva ti spara un qualcosa di talmente tecnico che ti passa la voglia di indagare più a fondo.
RINO: Che storia!
LINO: C’è poi un’altra ragione. Metti che l’elettrodomestico non funzioni e magari è una sciocchezza tipo un piccolo e quasi invisibile interruttore di sicurezza che è stato accidentalmente pigiato.
RINO: Sì.
LINO: Tu non ci metti le mani e chiami il tecnico. Lui smonta vite su vite anche se ha già capito di cosa si tratta. Alla fine prende il pezzo in più e lo sostituisce con un altro pezzo in più assolutamente inutile per il funzionamento. Così oltre a farti vedere che ci ha lavorato sopra un bel po’, ti appioppa pure il prezzo del pezzo sostituito.
RINO: Caspita che follia!
LINO: Comunque del buono c’è.
RINO: Cioè?
LINO: Quando vedi che ha dovuto sostituire un pezzo ti dici che se anche avessi smontato l’elettrodomestico e avessi individuato il guasto non avresti avuto il pezzo di ricambio per fare il lavoro da te. Così paghi felicemente la mega parcella del tecnico e non ti senti un idiota per non aver risolto il problema da te.
RINO: Certo che con te non si finisce mai di imparare.
LINO: Eh già, non mi faccio mica fregare io da quelli là.
RINO: Bene ciao allora. Infermiere accompagni il signor Lino in reparto.
INFERMIERE: Certo dottore, andiamo signor Lino.
LINO: Arrivederci dottore, se ha altre cose che non capisce sono a sua disposizione.




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10 settembre 2004



DUE MINUTI DI RADIO
Conduttore: Quest’oggi siamo in compagnia di due illustri psichiatri che ci aiuteranno a capire in cosa consiste il disturbo borderline.
Dottor TestaGrande lei ha scritto un tomo di milleduecento pagine sull’argomento, come definirebbe il disturbo borderline?
TestaGrande: Una situazione limite, né carne né pesce.
Cond.: E lei dottor TestaCubica? Ricordo, per quanti non lo sapessero, che il dottor TestaCubica è autore di un opuscolo di non più di dieci pagine sul medesimo argomento. Prego dottore.
TestaCubica: A mio modo di vedere borderline individua una situazione limite, né carne né pesce.
Cond.: Pare che i due luminari siano su posizioni molto vicine. Dottor TestaGrande ci dice qualcosa in più sull’argomento? Sappiamo bene che non è possibile riassumere in due parole le mille e più pagine del suo volume, ma se potesse dirci qualcos’altro gliene saremo grati.
Grande: Guardi, al di là della definizione non c’è molto da dire, il resto del libro è punteggiatura.
Cond.: Capisco, e lei dottor TestaCubica come ha fatto a riassumere questo argomento così spinoso in poche pagine?
Cubica: Semplice, ho tolto la punteggiatura.
Cond.: Chi si vede! Prego si accomodi, esimi dottori vi presento il signor TestaRotta, filosofo dilettante. Caro signor TestaRotta, si sa che tra filosofi e scienziati della mente non scorre buon sangue, tuttavia lei per caso ha letto i libri dei nostri illustri medici?
TestaRotta: Certo, e le dirò che sono stato profondamente affascinato dal testo del dottor TestaGrande, mi auguro che il dottor TestaCubica non me ne voglia.
Cond.: E cos’è che l’ha stregata?
Rotta: Chiaramente la punteggiatura. Effettivamente la punteggiatura è l’unica cosa sensata e interessante che si può trovare in un libro di psichiatria. Certo gli psicologi e gli psicoanalisti sono degli autentici maestri, imbattibili sull’uso quanto sull’abuso della punteggiatura, tuttavia anche il qui presente dottor TestaGrande non è da meno.
Cond.: E su cosa ha basato il suo giudizio, se non ho capito male, essenzialmente positivo?
Rotta: Be’ guardi, non è mica da tutti tirare avanti per milleduecento pagine avendo a disposizione solo virgole, punti, due punti, punti e virgole, e talvolta qualche parentesi rotonda.
Cond.: Bene, dottor TestaCubica lei non ha ricevuto lodi dal nostro filosofo, vuole dire qualcosa?
Cubica: Guardi, io per me sono tranquillo, nel mio libro ho scritto l’essenziale, come si chiede ad un trattato scientifico.
Rotta: E’ proprio qui l’errore, caro dottore, lei ha un concetto sbagliato di essenziale. Nei testi di psi-aggiungi-a-piacimento, l’essenziale, l’elemento scientifico, è proprio la punteggiatura, lei l’ha soppressa e il risultato è un disastro poco credibile e senza fondamento.
Cond.: Bene, dopo questa interessante disquisizione sulla scientificità, tornerei a noi per chiedere ai nostri ospiti di illustrarci un esempio di paziente borderline. Dottor TestaCubica?
Cubica: Guardi io non ho esempi, o meglio, secondo me tutti, noi compresi, siamo dei borderline. Ma vede, non posso pubblicizzare questa mia posizione altrimenti dovremmo impegnarci nell’opera immane di somministrare psicofarmaci all’intera popolazione mondiale.
Cond.: Interessante posizione.
Cubica: Se mi permette vorrei aggiungere che è chiaro che non fa piacere a nessuno sostenere che tutti siamo malati, anche se è vero che c’è chi la prende bene.
Cond.: Chi?
Cubica: Gli amministratori delegati delle case farmaceutiche.
Cond.: E lei dottor TestaGrande?
Grande: Io avevo in cura una paziente borderline, quel che noi in termini tecnici chiamiamo “non essere né carne né pesce” nella pratica si traduceva nell’ambivalenza “mi butto o non mi butto dal balcone”.
Cond.: Ed è guarita?
Grande: Guarire non si guarisce mai, anche perché se i pazienti guarissero noi ci troveremo senza stipendio e io, sa, ho una moglie da mantenere e un figlio tossicomane da accontentare. Comunque anche se la nostra paziente non è guarita né guarirà mai, posso dire che ha raggiunto un discreto grado di equilibrio.
Cond.: Ossia?
Grande: Ora sono ormai tre anni che vive sul davanzale con grande soddisfazione dell’equipe.
Cond.: E secondo lei per quanto potrà durare questa situazione positiva?
Grande: Be’ sicuramente fino all’arrivo dell’inverno poi, sa, con le prime folate di vento…
Cond.: Un grazie di cuore a tutti per aver partecipato alla discussione e a risentirci alla prossima occasione.




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6 settembre 2004



I BAMBINI DI BESLAN
Ehi hai sentito? Hanno ammazzato i bambini. Quanti? Non ne ho idea ma già più di uno è strage. Il motivo? Non so, qualcosa a che vedere con la politica, gli ideali…insomma una faccenda da grandi, da adulti. “Mamma perché sono morto?”, “Rivoluzione figliolo”, “E cosa vuol dire?”, “Dormi piccolo, dormi”. Sai, ho sentito che non ricostruiranno la scuola, erigeranno un monumento, insomma un punto di riferimento, un luogo dove appoggiare un fiore e lasciare una lacrima. Sì c’hai ragione, è così che funziona, talvolta la nostra casa è troppo stretta per piangere. Comunque faranno questo monumento per ricordare o meglio, per non dimenticare; d’altronde quando non ci sono più bambini cosa mai vuoi costruire?!




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2 settembre 2004



LETTERA DI MIA MADRE
Figlio caro, io ti amo come ogni madre ama le sue creature, sono sempre dalla parte tua, lo sai, ma non posso fare a meno di dirti che ho grosse difficoltà a capirti. Non sapevo, sai, me l’ha detto il postino che sei un Black Block, non so neanche cosa significhi, capisco però che ci deve essere una qualche relazione tra quel nome astruso e la denuncia che il postino mi ha recapitato. Io di certo non ti voglio giudicare, ma mi spieghi perché te ne vai in giro con tutti quei bulloni appesi in muso? Mi pare di rivedere la faccia che avevi anni fa, quando stavi diventando un ragazzo e i foruncoli dell’adolescenza ti riempivano il tuo visino innocente. Cos’è allora? Un modo di dirmi che non vuoi crescere? E va bene allora, per me resti sempre il mio bambino.
Fin qua nulla di male, ma mi spieghi perché mi dici: “Mamma imponimi di rientrare alle dieci” e quando ti dico che sei ormai grande, tu insisti perché ti dia un orario? Mi spieghi soprattutto perché puntualmente rientri alle due di notte e mi vieni a svegliare dicendomi “Guarda mamma ho trasgredito l’ordine”, io allora ti dico “Va bene non importa” ma subito tu aggiungi “Vedi mamma, sono un disobbediente”. Tante sono, cuore mio, le cose che non capisco, come ad esempio quando mi dici che la cuccia del cane è nella zona rossa e fai di tutto per entrarci dentro, ma come puoi pensare di entrare dentro la cuccia del chihuahua? Mi dici che ce la fai perché sei un “disobbediente”, e mi tocca dirti che dovresti essere solo “dis” per starci dentro, allora tu ti arrabbi e dal salotto prendi a sassate la cuccia non prima, però, di aver rovesciato per terra il cestino dei rifiuti. Cosa vuoi che ti dica, non riesco a capirti, so che esistono le mode, ma mi pare un’assurdità fare come fai tu quando a cena ti siedi a tavola con addosso quell’armatura di polistirolo; e poi, mi spieghi come fai a tagliare la cotoletta con quell’ingombrante scudo di plexiglas legato all’avambraccio? E tu insisti a non aiutarmi a capirti, eppure vedi con che amore ti parlo? Ti accorgi di come cerchi di accontentarti sempre? Ti faccio solo alcuni esempi: ti ricordi di quella volta che volevi i jeans consumati e strappati? Ti ricordi di come io gli indossassi al posto tuo e poi in sella alla mia bici mi proiettassi a tutta velocità giù per la discesa fino a cadere per terra e rotolando sull’asfalto te li ho fatti come piacevano a te? Non hai voluto neppure che togliessi le macchie di sangue, mi dicesti che ti sarebbero tornate utili durante le manifestazioni per far colpo sulle ragazze. Non ti sei dimenticato, spero, con che amore ogni volta io ti stiri il passamontagna sapendo che così farai una bella figura durante il corteo. Pensa che ho pure divorziato da tuo padre per accontentarti, io l’amavo e l’amo tuttora, ma per te ho fatto anche questo, così finalmente anche tu, come desideravi, puoi raccontare agli amici che hai alle spalle un’infanzia difficile e una situazione famigliare disastrosa.
Quel che mi chiedo infine è: perché hai lasciato gli studi?. Se proprio vuoi essere sempre contro qualcosa, se proprio il tuo scopo è quello di compiere il male e sei nemico dei tuoi simili perché non hai seguito le orme di tuo padre? Perché anche tu non sei diventato uno psicoanalista?
Mi fermo qui per ora, in ogni caso ti voglio bene, ora devo andare però, come ti ho promesso scendo in garage e vado a farti una collana con il paraurti della mia macchina.




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25 luglio 2004



CHI E’ IL MATTO?
(Giardini pubblici, seduti su una panchina due vecchietti chiacchierano. Sulla panchina di fronte un uomo legge il giornale).
GINO: Allora come va?
PINO: Bene e tu?
GINO: Sempre in splendida forma.
PINO: Ci sono novità? Qualche nuova idea?
GINO: Sì, mi è venuto un altro colpo di genio.
PINO: Sono tutto orecchi, racconta.
GINO: Allora…vediamo…hai presente che il corpo umano è per il novantacinque per cento composto d’acqua?
PINO: Sapevo che ce ne fosse tanta, ma non pensavo addirittura il novantacinque per cento.
GINO: Ebbene sì…cosa accadrebbe se si riuscisse a toglierla tutta.
PINO: Suppongo che l’uomo si ridurrebbe a poca cosa, diventerebbe una cosetta di pochi centimetri.
GINO: Esatto. Diventerebbe tascabile. Pensa ai vantaggi!
PINO: Sì, ma come fare?
GINO: Bisognerebbe inventare una macchina simile a quella per liofilizzare la pasta. Hai presente la pasta in busta?
PINO: Certo, è l’ultimo ritrovato per i singles.
GINO: Poi basterebbe, che ne so, immergere la cosetta in una vasca da bagno e come per magia, dopo pochi minuti, si riotterrebbe un uomo.
PINO: Wuao! Che figata!
GINO: Sì, un’idea curiosa, signori e signore ecco a voi l’“uomo liofilizzato”.
PINO: Anche la “donna liofilizzata”.
GINO: Chiaro che sì, chiaro che sì.
PINO: Fantastico. Però perché qualcuno ci lavori sopra a questa idea, ci vorrebbe uno scopo: insomma, che utilità ci sarebbe?
GINO: E’ chiaro che l’uomo liofilizzato, come la pasta, dovrebbe avere il vantaggio di essere pronto all’uso in brevissimo tempo.
PINO: Questo è ovvio.
GINO: Quindi, così su due piedi, mi viene in mente che uomini e donne potrebbero portarselo nel taschino o nella borsetta, pronto all’uso in caso di bisogno: che sia poi un bisogno di compagnia, di difesa o sessuale poco importa.
PINO: Forte, veramente divertente.
GINO: Bisognerà pensarci su. E tu cosa mi racconti?
PINO: Il solito, continuo a litigare con la gente, sai la massa è veramente ignorante.
GINO: In che senso?
PINO: Oggi tutti vogliono il computer, il telefonino e ogni altro orpello tecnologico. Si credono dei geni perché ne hanno uno, ma di fatto non sanno neppure come funzionano. Come la storia degli sms.
GINO: Che storia?
PINO: L’avrai sentito anche tu… insomma il fatto è questo: quando uno ti invia un sms può capitare che il messaggio venga catturato da un altro telefono…
GINO: Ma dai!
PINO: …certo, chiaramente solo ad un telefono vicino al tuo può capitare di catturare il messaggio.
GINO: Non lo sapevo.
PINO: Tra l’altro, non ne ha neanche colpa, non è che ti rubi il messaggio, semplicemente un sms indirizzato a te devia il suo tragitto e atterra sul telefono del vicino.
GINO: Incredibili queste diavolerie della tecnica. Non c’è modo di eliminare questo spiacevole inconveniente? D'altronde non è mica poi bello che un perfetto sconosciuto legga dei messaggi indirizzati a te.
PINO: Non c’è verso, non c’è proprio modo per evitare che ciò accada. Certo, c’è da dire che è raro che il messaggio capiti ad un indirizzo sbagliato, tuttavia per me è motivo d’ansia: ogni volta che sento qualcuno che mi sta vicino ricevere un messaggio, non posso far altro che insistere perché me lo faccia leggere.
GINO: E come reagisce la gente?
PINO: Non bene, io spiego che c’è una probabilità che il messaggio sia indirizzato a me, ma risulta estremamente difficile che si decidano a farmelo leggere.
GINO: Ma dovrebbe esser semplice capire se gli sms sono indirizzati a te o no, basta leggere il nome del mittente.
PINO: Non è così semplice caro mio, quasi tutti hanno la rubrica foderata di nomi di battesimo, così è facile che compaia ‘Michele’, ma più di uno, compreso io, ha un amico che si chiama così.
GINO: Sì ma poi si controlla il numero di telefono e si capisce di chi si tratta.
PINO: La fai semplice tu, la gente non ha né tempo né voglia di starmi dietro, già tanto se qualcuno mi fa leggere un messaggio.
GINO: Ma alla fin fine ti è mai capitato di trovare in un altro telefono un messaggio per te.
PINO: Non ne sono certo al cento per cento. Ricordo, a proposito di ‘Michele’, che una volta ho letto un messaggio sul telefono di un tizio che diceva: “ci vediamo a mezzanotte al Bar Centrale”, firmato ‘Michele’. Io ho ringraziato il tizio e a mezzanotte mi son fatto trovare al Centrale. Ho aspettato fino all'una di notte ma Michele non si è visto. Così mi è sorto il dubbio che il messaggio non fosse per me, ho chiamato Michele e ho chiesto spiegazioni. Lui ha negato di avermi scritto.
GINO: Quindi il messaggio non era per te.
PINO: Non ne sono convinto, Michele è il classico che ti dà un appuntamento e poi non viene, talvolta se ne dimentica, talvolta cambia idea e non si prende la briga di avvertirti.
GINO: E come è andata a finire.
PINO: Semplice, mi sono arrabbiato con Michele, gliene ho detto quattro, compreso che è un bugiardo; pertanto, ho aggiunto alla fine, è bene che cancelli il mio numero e non ti fai più sentire.
GINO: Accidenti è finita male.
PINO: Non sempre tutto fila liscio, a conti fatti comunque son contento di non essergli più amico, uno che si comporta così non si merita il mio affetto.
GINO: Su questo son pienamente d’accordo con te.
TIZIO CON IL GIORNALE (si alza dalla sua panchina, ripiega il giornale e si avvicina ai due): Scusate se vi interrompo, ho involontariamente ascoltato la vostra conversazione, posso aiutarvi?
GINO e PINO (insieme): Aiutarci!?
PINO: In che cosa?
GINO: E poi chi è lei?
TIZIO CON IL GIORNALE: Sono uno psicoanalista.
PINO: (bisbigliando) Assecondiamolo, questo non è a posto. (a voce alta) Senta magari un’altra volta, ora siamo di fretta, abbiamo un appuntamento.
TIZIO CON IL GIORNALE: Oh, che peccato, non potete fermarvi neanche un quarto d’ora.
GINO: Spiacenti, impossibile.
TIZIO CON IL GIORNALE: Vi posso lasciare il mio numero.
PINO: Certo, così al più tardi domani la chiamiamo.
TIZIO CON IL GIORNALE (scrive il numero di telefono su un pezzo di carta e lo porge ai due): Ecco. A domani allora, chiamatemi mi raccomando, ci tengo sapete.
GINO: Anche noi, anche noi.
PINO: Stia certo, la chiamiamo domani. Arrivederci.
GINO: Arrivederci.
TIZIO CON IL GIORNALE: A domani allora
(si stringono le mani poi i due amici si allontanano)
GINO: L’abbiamo scampata per un pelo.
PINO: Hai ragione, proprio per un pelo.
GINO: Certo che ne gira di gente stramba.
PINO: Eh sì, ormai questi folli gli incontri dappertutto.
GINO: Dai facciamoci un bicchiere e ridiamoci su.
PINO: D’accordo. Certo però, pensa al poveretto che cadrà nella rete di quel tipo lì.
GINO: Già, non c’è altro modo di definirlo che poveretto.
PINO: Pazienza, beviamoci su.
GINO: Alla salute di quel poveretto!




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30 giugno 2004



In questi giorni di fine Giugno Venezia è sotto l’assedio di una minaccia ben più tremenda di Al Qaeda: un pazzoide va in giro a prendere a martellate statue e capitelli e, considerando che Venezia è tutta una monumento, c’è poco da stare allegri. L’autore del blog ha avuto il privilegio di intervistare il pazzoide.

AUTORE DEL BLOG: Allora ti hanno beccato alla fin fine.
PAZZOIDE: Sì, prima o poi doveva accadere, pazienza.
AUTORE DEL BLOG: Mi spieghi cosa ti ha spinto a sfregiare le statue e i capitelli.
PAZZOIDE: Semplice, perché a Venezia ci sono solo statue e capitelli. Se vuoi distruggere un parchimetro devi andare a Mestre, ma con questo caldo chi me lo fa fare.
AUTORE DEL BLOG: D’accordo, ma Venezia non è solo monumenti, ci sono anche i turisti.
PAZZOIDE: Caspita c’hai ragione, non ci avevo pensato.
AUTORE DEL BLOG: Spiegami meglio però, io sono curioso di qual è il movente che ti ha spinto a tanto, il motivo scatenante insomma.
PAZZOIDE: E che ne so io? Me lo devono ancora dire.
AUTORE DEL BLOG: Come devono ancora dirtelo?
PAZZOIDE: Certo, si usa così, verrà uno psicoanalista a darmi la soluzione.
AUTORE DEL BLOG: Tipo che hai distrutto le mani delle statue dei santi della chiesa del Redentore perché da bambino ti obbligavano a fare il chierichetto, e se sbagliavi una mossa di bacchettavano sulle mani.
PAZZOIDE: Forte questa! Comunque mi racconterà qualcosa di simile.
AUTORE DEL BLOG: Non ti vanno molto a genio gli psicoanalisti.
PAZZOIDE: Direi di no, sono troppo prolissi, pedanti…ma spiegami un po’, loro che stanno tanto tempo a chiacchierare con la gente, quand’è che trovano il tempo per andare a lavorare?
AUTORE DEL BLOG: Questo me lo sono sempre chiesto anch’io…Ma ascolta, e degli psichiatri cosa mi dici?
PAZZOIDE: Forti quelli! Loro sì si vede che hanno studiato…niente, ti chiedano due o tre cose, poi ti imbottiscono di farmaci e stai sicuro che nel giro di due o tre giorni sei di nuovo a spasso.
AUTORE DEL BLOG: Non male, veramente non male…ma tornando a noi, l’hai combinata grossa eh?
PAZZOIDE: A spaccare i monumenti?
AUTORE DEL BLOG: No, a scambiare me per una statua…mi hai sfracellato il ginocchio.
PAZZOIDE: Scusa, una svista.
AUTORE DEL BLOG: Una svista!? Ti pare che io abbia la barba del Mosè di Michelangelo?
PAZZOIDE: No, direi di no.
AUTORE DEL BLOG: Ti pare che abbia un fisico solo vagamente simile a quello del David?
PAZZOIDE: Anche qui non ci siamo.
AUTORE DEL BLOG: E allora come hai fatto a scambiarmi per una statua!?
PAZZOIDE: Forse perché te ne stavi fermo immobile.
AUTORE DEL BLOG: Solitamente non ballo il ciaciacià quando aspetto il vaporetto!
PAZZOIDE: Forse allora perché sei pallido, a metà tra una statua e un morto.
AUTORE DEL BLOG: Già, a questo non ci avevo pensato.
PAZZOIDE: Senti e adesso cosa farai?…intendo per il ginocchio.
AUTORE DEL BLOG: Mi son fatto la radiografia e l’ecografia.
PAZZOIDE: E quindi?
AUTORE DEL BLOG: E quindi, ovviamente, devo fare altri esami.
PAZZOIDE: Ancora? Ma non t’hanno detto nulla.
AUTORE DEL BLOG: Mi hanno trovato un versamento (hanno sempre i soldi in testa i medici!) ma non sanno se è un’infiammazione o qualcos’altro.
PAZZOIDE: Ti hanno lasciato in sospeso allora?
AUTORE DEL BLOG: Sì, ora farò una miriade di esami e tra due o tre anni, visti i tempi della sanità, saprò cos’ho…o lo sapranno i miei parenti se nel frattempo dovessi passare a miglior vita.
PAZZOIDE: Un bel casino! E tu come la vivi?
AUTORE DEL BLOG: Con serenità, ho fatto due conti e mal che vada mi amputano una gamba.
PAZZOIDE: …e c’hai sempre l’altra.
AUTORE DEL BLOG: Vedo che ci intendiamo, se me le tagliassero tutte e due non riuscirei a sopportare l’imbarazzo di chi, tentando di confortarmi, mi dicessi “in gamba eh”.
PAZZOIDE: Già bisogna pensare anche agli altri.
AUTORE DEL BLOG: Bene allora, in bocca al lupo.
PAZZOIDE: Anche a te.
AUTORE DEL BLOG: Mi raccomando, per il futuro, ricordarti che i monumenti sono contati mentre di turisti ce ne sono in continuazione.
PAZZOIDE: Sarà fatto, nel frattempo vedi di andare qualche volta in spiaggia, prendi un po’ di colore, così eviteremo fraintendimenti…ah dimenticavo, parla solo in dialetto.




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11 giugno 2004



BAMBINO: Mamma posso stare con te?
MAMMA: Certo piccolo mio, perché me lo chiedi?
BAM: Sai, tra poco rientra papà e poi è capace di arrabbiarsi.
MAM: Arrabbiarsi! per cosa?
BAM: Non so di preciso, so solo che ogni giorno mi tempesta di domande.
MAM: Che domande?
BAM: Mi si avvicina e mi dice: “vuoi farti la mamma, vero? Puoi dirlo a papà, sai?”.
MAM: Oh mio Dio, e tu cosa rispondi?
BAM: Niente, gli dico che ho tre anni e non so cosa significa “farsi la mamma”.
MAM: E lui è soddisfatto della risposta?
BAM: Non so, so solo che subito dopo quasi si pente di avermi fatto quella domanda e mi dice: “non preoccuparti, papà tuo ti vuol bene, non ha nessuna intenzione di farti del male, hai capito?” io allora annuisco buono buono e lui conclude dicendo: “il tuo pipino non te lo taglia nessuno”.
MAM: Non badare a quello che dice papà, è il suo lavoro che gli fa dire certe cose.
BAM: Mamma, ma papà è matto?
MAM: No, lui cura i matti.
BAM: All’asilo quando dico che papà è uno psicoanalista i miei compagni si sbellicano dalle risate.
MAM: Invidia, solo invidia.
BAM: Dici mamma, però a me dà fastidio che pensino male di papà. Certo anche lui fa di tutto per risultare antipatico.
MAM: Perché dici questo?
BAM: Ti ricordi l’altr’anno alla recita di fine stagione…
MAM: ..no, mi sfugge.
BAM: Dai che ti ricordi, appena papà è arrivato, si è precipitato davanti a me e ai miei compagni e ha iniziato a gridare che eravamo tutti dei recchioni.
MAM: Ah sì ricordo, che vergogna.
BAM: Mamma, poi ti ricordi che si è avvicinato il padre di Filippo e ha chiesto a papà cosa stesse dicendo…
MAM: …e papà gli ha risposto che a quell’età i bambini conoscono solo il loro sesso, pensano che maschi e femmine siano uguali, e quindi cercano un altro con la loro stessa sessualità.
BAM: Sì, ha detto più o meno così e poi il papà di Filippo gli ha tirato un cazzotto e papà è finito all’ospedale con il naso rotto e tre denti di meno.
MAM: Ora basta con i brutti ricordi, ecco che arriva papà.
BAM: Ciao papà.
PAPA’: Ciao piccolo, ciao amore.
MAM: Ciao caro, tutto bene al lavoro.
PAPA’: Sì, oggi e venuto un nuovo paziente, è un calciatore che gioca in serie A.
MAM: Fantastico!
PAPA’: Certo che sì, anzi se hai un minuto puoi chiamare l’autosalone per dire che va bene per la Mercedes.
MAM: Certo caro, li chiamo subito.
PAPA’: E tu figliolo, tutto bene?
BAM: Insomma, devo aver mangiato troppo gelato, mi sta venendo fuori il mal di pancia.
PAPA’: Ah ah, incominciamo presto.
BAM: Che dici?
PAPA’: Dai che lo sai, sono stato anch’io un bambino.
BAM: Vuoi dire che anche tu avevi mal di pancia quando mangiavi il gelato?
PAPA’: No, non intendevo questo. Sai Freud, quel tipo di cui ti parlo spesso.
BAM: Sì, quello che ci permette di fare una vita agiata.
PAPA’: Sì lui, proprio lui. Ecco, lui dice che i dolori addominali sono il segnale che il paziente si masturba.
BAM: Che cosa significa masturbarsi?
PAPA’: Giocare con il pisellino.
BAM: Ma io non gioco con il pisellino, a me piace giocare con i Lego e i soldatini.
PAPA’: Dai dai, che ormai sei grande per perder tempo con i soldatini.
BAM: Papà non ti capisco.
PAPA’: Ti spiegherò tutto un’altra volta, ora vado a cambiarmi. [rivolto a sua moglie che è in cucina a preparare la cena] Amore, stappa la bottiglia buona, dobbiamo festeggiare.
MAM: Che bello, cosa si festeggia?
PAPA’: Tuo figlio ha iniziato a farsi le seghe.
[dopo un po’ in cucina, mentre lo psicoanalista è sotto la doccia]
BAM: Mamma sei proprio sicura che papà non è matto?
MAM: Te l’ho già detto, papà guarisce i matti.
BAM: Ma chi è che può guarire il papà?
MAM: Questo non lo so, piccolo mio, questo proprio non lo so.




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5 giugno 2004



LE CHICCHE DI FREUD (dal libro “Casi clinici”, ed. Newton 2003).

…non c’è da meravigliarsi se questa isterica di diciannove anni, che aveva sentito parlare della possibilità di questo tipo di rapporto sessuale (la suzione del membro maschile) aveva sviluppato certe fantasie inconsce e le aveva in qualche modo espresse attraverso l’irritazione della gola e la tosse (pag. 49).
Commento: attente quindi a tossire in presenza di un freudiano, chissà cosa mai penserà, sicuramente non crederà che siate raffreddate.

Il ‘no’ di un paziente, dopo che per la prima volta si è presentato alla sua percezione cosciente il contenuto di un pensiero rimosso, non è altro che una conferma dell’esistenza della rimozione e della saldezza. (pag. 55).
Commento: se il terapeuta è convinto del suo teorema non ci sono santi che tengano: qualsiasi cosa diciate deciderà lui se prenderla per vera o meno.

Se questo si può affermare senza difficoltà per le persone normali, e se teniamo presente quanto già detto sullo sviluppo integrale dei germi normali della perversione nei nevrotici, non ci stupiremo di trovare anche in questi ultimi una predisposizione alla omosessualità abbastanza forte; così insomma dev’essere, perché non mi è mai successo di psicoanalizzare un paziente, uomo o donna che fosse, che non presentasse una forte corrente omosessuale. (pag. 56).
Commento: beccate questa! Ricordati che non solo sei un perverso, ma sei pure frocio.

…si sa che le persone che si masturbano soffrono spesso di dolori addominali. (pag. 69).
Commento: …specialmente se lo fanno contro un muro.

Pertanto sono indotto a credere che la precocità sessuale il più delle volte vada di pari passo con la precocità intellettuale e che perciò è più facile di quanto non si creda osservarla in bambini ben dotati. (pag. 175).
Commento: Bravo Freud! Così ti vogliamo! Bisognerebbe insegnarlo a scuola così le ragazze, consce che sia un segno di intelligenza, si concederebbero prima e con meno resistenza.




permalink | inviato da il 5/6/2004 alle 18:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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